Il film delle polemiche
Ron Howard e Tom Hanks, a Roma, si difendono dagli attacchi del Vaticano
Angeli e Demoni bisserà sicuramente le polemiche iniziate con il primo film di Ron Howard tratto da Dan Brown, Il Codice da Vinci, duramente criticato dalla Chiesa cattolica per l'erroneità di alcune ricostruzioni storiche e la mescolanza tra fatti reali e finzione. Contro la nuova pellicola è stato già presentato un esposto da monsignor Mennonna che ne denuncia il "contenuto altamente denigratorio, diffamatorio e offensivo per i valori della Chiesa e per il prestigio della Santa Sede". Il regista, a Roma per la prima del film, puntualizza: "Quello che mi stupisce è che abbiamo dato varie opportunità ai vescovi e ad altre autorità cattoliche di vedere il film, ma si sono sempre rifiutati di farlo, quindi non so su cosa siano basate le loro critiche. Aspetto di sapere le loro reazioni e quelle del pubblico dopo che l’avranno visto. Poi, certo, se qualcuno pensa ch il film sia offensivo è libero di non andare a vederlo".
Anche in fase di gestazione in effetti la pellicola aveva avuto qualche difficoltà: il Vaticano aveva negato il permesso di girare in Piazza San Pietro e in alcune chiese di Roma (dove si svolge gran parte della storia), costringendo la produzione a girare alcune scene nella reggia di Caserta e a ricostruire il Vaticano e alcuni monumenti di Roma nei Sony Studios di Los Angeles. "Eravamo pronti a girare quando abbiamo saputo che il Vaticano ha fatto sì che ci venissero negati i permessi per girare in alcuni luoghi sacri della città. Alla fine, comunque, siamo riusciti ad aggirare gli ostacoli" spiega il regista.
Il protagonista Tom Hanks ci tiene a dire la sua sulla polemiche: "Anche il Codice Da Vinci è stato un film controverso, ma le persone hanno continuato ad andare in Chiesa, a discutere, e sarà così anche stavolta. Questi film non sono trattati teologici ma storie che vanno al di là della religione e lasciano la possibilità al singolo di dare una propria interpretazione". Il desiderio dell'autore del libro, Dan Brown (a Roma con il cast), e del regista Ron Howard era proprio questo: spingere il pubblico a cercar di capire dove finisca la verità e inizi la finzione. "Spero che il film risulti bilanciato, non volevo certo attaccare i principi della Chiesa. - ha spiegato Howard - Quello che trovo affascinante nelle storie di Dan Brown è che suscitano un dibattito, delle riflessioni. Credo proprio che i suoi libri portino a riflettere, anche sulla propria fede".
Regista e interprete smorzano i toni delle polemiche anche con l'ironia. Howard racconta che la prima volta che tornò a visitare il Vaticano dopo aver girato Il Codice si camuffò con un cappello e gli occhiali, nascondendosi in una gruppo, per timore di essere riconosciuto: "ero molto nervoso, mi sentivo scrutato da tutti, pensavo che tutti i preti intorno a me mi guardassero male. Poi ad un certo punto ho visto due guardie svizzere che mi indicavano: mi sono detto - E' la fine -. Si sono avvicinate e pensavo a qualcosa di terribile, poi sorridendo mi hanno chiesto: - Possiamo fare una foto con lei? - Lì ho tirato un respiro di sollievo".

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